Si è abituati a pensare al genere come ad una realtà duale, maschio da una parte, femmina dall'altra.
Ancora prima di essere nati, attraverso esami clinici viene determinato il nostro sesso. Veniamo catalogati come maschi o come femmine. Contemporaneamente ci vengono pre-assegnate specifiche e definite aspettative di ruolo.
Il termine "sesso", dal latino sexum che significa diviso/separato, esprime del resto nelle sue accezioni originarie già in maniera chiara il senso comune di distinzione, il suo carattere duale.
Eppure numerosi studi scientifici mostrano come il genere sia un continuum, qualcosa di fluido con numerossime varianti e senza una distinzione così netta fra maschile e femminile. Sesso cromosomico e sesso fenotipico possono differire in molti modi, nell’1% delle nascite.
Ma ci sono anche  persone che sentono che il sesso a loro attribuito alla nascita non li descriva completamente o affatto. Ci sono persone che non si identificano nell'eteronormalità tipica della nostra società, che rifiutano le rigide categorizzazioni e gli stereotipi di genere poiché questi non possono descrivere adeguatamente la multiforme natura della psicologia e dell'identità umana. Ci sono persone che rivendicano il diritto ad autodeterminare i propri corpi e i propri desideri.
E' proprio da queste persone  (intersessuali, transessuali, crossdresser, a-gender, gender-fluid, genderqueer – in generale transgender) che la mia idea di progetto parte per sviluppare un discorso sul gender, una riflessione sul modo in cui sono stati e vengono costruiti i concetti di maschilità e femminilità e i rapporti di potere fondati sul genere. Un'analisi dell'identità di genere sia nella sua non corrispondenza con il sesso biologico e con il conseguente ruolo che la società 'prescrive' ma anche e soprattutto non come una realtà dicotomica ma piuttosto fluida, come un continuum di identità possibili ai cui estremi vi sono i concetti di "maschio" e "femmina".
La fluidità di genere è stata in qualche modo formalizzata anche da Facebook che ha inserito ben 58 possibili opzioni di genere nella sezione dedicata al profilo personale.
Eppure il nostro cervello e la società, che tendono a dividere la realtà in segmenti e a organizzarla in categorie, faticano ad accettare l'idea di genere come un continuum, come realtà fluida. Pensiamo e agiamo per categorie. E il genere dicotomizzato è una delle categorie più forti.
La copertina del mio libro, emblematicamente, presenta un cubo di Necker modificato da Carter nel 1996 in “The Angel's Dictionary” per riprendere il modo in cui cervello e società pensano al genere.
Questo segno grafico simboleggia la possibilità di vedere il genere come realtà fluida all'interno di un mondo che è impostato per vedere ogni persona esclusivamente come una delle due opzioni binarie possibili. Invita a mettere in discussione ciò che si vede, o si è convinti di vedere, per cogliere la vera immagine di ciò che ci è di fronte.
Nel progetto lavoro sul mio immaginario sul tema del genere, simboli radicati, ricordi, sogni, riferimenti culturali e religiosi.  Le immagini e i testi diventano una sorta di voce interiore che attraverso il suo vissuto, la sua cultura, si confronta con le storie ed il tema trattato fra punti di contatto e di scontro.
In particolare mi sono domandato se la separazione duale celeste/rosa a cui siamo educati fin dall'infanzia possa aiutare i bambini (e gli adulti che saranno) nelle relazioni e nel rispetto dei generi, a comprendere, rispettare e apprezzare le differenze che esistono fra tutte le persone, le sfumature che non possono essere inquadrate in rigide categorie contrapposte.


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