La Tinaia è uno spazio di espressione creativa con funzioni terapeutico-riabilitative per persone che vivono situazioni di disagio mentale.
Fu fondata nel 1975 al fine di utilizzare l’attività espressiva e creativa come strumento di riabilitazione per i pazienti dell’ospedale psichiatrico Chiarugi di Firenze.
L’Associazione gestisce il patrimonio artistico fino ad oggi prodotto, valorizza la storia dell’Atelier La Tinaia attraverso la documentazione, l’esposizione, la commercializzazione delle opere che oltre 80 pazienti hanno prodotto nei 40 anni della sua storia.
La sua azione si sviluppa quindi in palese rottura con le logiche repressive che appartenevano all’istituzione totale manicomiale.
“La Tinaia ha costruito la propria storia scommettendo sulla possibilità dell’arte e del fare arte come mezzo per accedere ai mondi chiusi della follia, come occasione di comunicazione e ricostruzione di relazioni interrotte o negate dalla forza distruttiva del disagio psichico”.
La Tinaia è in qualche modo un luogo di confine, rappresenta il punto di incontro fra ciò che è dentro e ciò che è fuori, fra il chiuso della vecchia logica manicomiale e l’apertura al mondo, allo scambio che l’arte rende possibile.
Le inferriate presenti sulle finestre della palazzina n°24 che ospita l’Atelier diventano l’ultimo simbolo di una chiusura che l’arte tenta di superare.
L’esperienza condotta nei laboratori della Tinaia, l’istituzione di una fitta rete di rapporti con il mondo dell’arte, il riconoscimento del valore artistico delle opere qui prodotte, lo scambio e l’apertura con l’esterno, costituiscono per noi una possibile via per la comprensione di una realtà troppo spesso ancora stigmatizzata e per il paziente non solo un’esperienza terapeutica ma anche una strada d’uscita dall’emarginazione e dall’isolamento dal mondo.
Dimostrazione evidente del tentativo di creare visibilità e valorizzazione all’attività artistica svolta nell’Atelier è che le opere di numerosi autori della Tinaia sono oggi presenti nelle più importanti collezioni pubbliche e private di Art Brut.
In questo progetto la mia attenzione si è focalizzata in particolare sul momento della creazione, inteso anche come atto comunicativo, espressione dell’esperienza e del sentire dell’artista, configurando l’opera artistica realizzata come un’importante porta che apre alla comprensione.
Nella quotidianità e nel lavoro ho cercato di vivere il luogo e l’interazione con gli artisti-pazienti con delicatezza, senza pregiudizi e senza forzature attenendomi ai loro tempi e alle loro esigenze.
Questa modalità di approccio ed il periodo piuttosto lungo trascorso all’interno del laboratorio mi hanno permesso di ottenere la fiducia ed il rispetto delle persone che frequentano l’Associazione. Ed è forse proprio questo l’aspetto di questa esperienza che mi ha maggiormente gratificato.
Attraverso questo progetto fotografico ho avuto l’opportunità di avvicinarmi ad una realtà che mi ha mostrato l’esistenza di mondi oscuri che però con uno sguardo attento, paziente e rispettoso possono divenire meno inaccessibili pur rimanendo carichi di una sofferenza e di una problematicità di cui non si riesce completamente a fare esperienza.


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